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Eccomi

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mercoledì, 16 luglio 2008
Perché aumenta il costo del petrolio?

Perché aumenta il costo del petrolio? La domanda sta girando il mondo ormai da diverso tempo. Le spiegazioni date sono molteplici, la maggior parte delle quali però non centra il bersaglio. In particolar modo, circola con sempre maggiore insistenza una frottola spacciata a gogò dai politicanti allo scopo unico di occultare i veri motivi degli aumenti e contemporaneamente trovare il capro espiatorio ove rivolgere le ire della gente. Capro Espiatorio che inoltre verrà tassato dai luminari, dai geni, dalle eccelse menti (Aiutatemi non so più come definirli) che governano la terra.
La frottola, da cui deriva la famigerata Tremens Tax, è ovviamente quella della speculazione. Ci sarebbero, secondo i Maestri, dei perversi operatori, non meglio identificati, che comprerebbero petrolio allo scopo di farne alzare il prezzo per poi rivenderlo a prezzi maggiorati. 
Secondo altri, non al livello dei Maestri Saggi ovviamente, l'aumento del prezzo del petrolio sarebbe da imputare alla crisi del dollaro americano.
La realtà è che hanno un pò più di ragione i secondi, e quasi nessuna i primi. Specie se per speculazione intendono quello che intendono.
Ma andiamo con ordine.
Gli Stati Uniti, per motivi che non vi sto a spiegare, perché non li conosco con certezza e perché non sono importanti per capire, stanno da ormai parecchio tempo, svalutando il dollaro. Questo è un dato di fatto.

Un altro dato di fatto, è che gli stessi sono indebitati in maniera cospicua con diverse potenze mondiali. Potenze mondiali che sono STATI, si noti bene, non privati.
Ora, causa indebitamento Americano, queste potenze si ritrovano in cassa tanti tanti dollari. 
Mettetevi nei loro panni.

Cosa fareste se vedeste che la moneta di cui siete abbondantemente forniti sta perdendo potere di acquisto di giorno in giorno?

(Nota. Fatevi questa domanda anche perché potrebbe succedere personalmente a tutti noi tra poco)

Risposta. Ci comprerei qualcosa per non rimanere con enormi quantità di carta igienica verde filigranata.


E che cosa comprarci? A meno di non voler investire in Euro, mi sembra ovvio comprare materie prime.

Infatti, guarda caso, tutte le materie prime in generale stanno aumentando di prezzo. Ma in particolare, aumenta di prezzo una materia prima scambiata in Dollari. Il petrolio.

Potete voi biasimare suddette Potenze, perché non vogliono prenderselo nel culo dalla FED e si tutelano?
Io non ci riesco.

Comunque, la maggiore richiesta di materie prime, deriva sì dalla economie "Emergenti". Ma non per i reali consumi dei privati, quanto a titolo assicurativo contro la cartastraccia.
All'aumentare della richiesta, si noti bene, aumenta il costo del petrolio, al netto della svalutazione del dollaro.

Questo risponde all'ingenua domanda di chi dice: "Ma il dollaro si svaluta. L'Euro no. Perché paghiamo di più???"
Domanda alla base delle teorie speculative di tremontiano delirio.
Infatti il prezzo del petrolio per noi rimarrebbe stabile se alla svalutazione non si accompagnasse la maggiore domanda. In quel caso, il petrolio salirebbe come prezzo di pari passo con la svalutazione e non in misura maggiore. Viceversa, l'ansia giustificata nel disfarsi dei dollari e tutelarsi dalle politiche sconsiderate di fiat money,  fa crescere la domanda di BENI REALI a discapito della domanda di BENI FINTI ED IMMAGINARI che sono le carte straccie governative.
Questo signori miei, è il fiat money. E' la semplice, banale conseguenza di chi pensa che la moneta debba avere un valore convenzionale, e che qualcuno (ma attenzione, non tutti), abbia diritto di stamparsela quando ne ha bisogno. E' il risultato dei teorici dei miei stivali che dicono che il gold standard non va bene, perché non c'è sufficiente oro per movimentare tutti i mercati. Ignorando persino l'esistenza dei sottomultipli.
Adesso, popolo italiano, e più in generale, popolo di tutto il mondo, potete cercare di capire questo, oppure potete continuare come ebeti a dare retta ai mille e mille Tremonti che aprono la bocca e gli danno fiato, crogiolati dall'ignoranza e/o dalla malafede.
Già malafede. Perché non c'è certo bisogno che vi spieghi quali siano i vantaggi dei governi a potersi stampare moneta ad libitum e pagarci le persone vero???

  E visto che ci state, leggete anche questo interessante link in inglese. Dimostra che qualcuno negli States, ha capito.

Postato da: LibertyFighter a 21:23 | link | commenti (42)
politica, economia, prezzi, cinesi, tasse, petrolio, inflazione, oro , ron paul, fiat money


Commenti
#1   17 Luglio 2008 - 20:52
 
Complimenti per questo post!
In poche righe hai spiegato in modo logico e comprensibile a chiunque le dinamiche stanno alla base dell'aumento del costo del petrolio, cosa che molti esimi editorialisti e stimati giornalisti economici non sono riusciti a fare...
Appena l'ho immediatamente linkato sul mio blog!
GOHAN
utente anonimo

#2   17 Luglio 2008 - 20:57
 
"Appena l'ho immediatamente linkato sul mio blog!"

Volevo dire...

Appena l'ho letto l'ho immediatamente linkato sul mio blog!
GOHAN

utente anonimo

#3   17 Luglio 2008 - 21:23
 
Grazie GOHAN!
L'ho scritto ieri. E sei il primo che lo commenta. Cominciavo a temere di avere scritto solo stronzate.... :)
Speriamo serva a qualcuno!!
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#4   17 Luglio 2008 - 21:38
 
"Cominciavo a temere di avere scritto solo stronzate.... :) "

Ma figurati!
Quelli che scrivono sui giornali "seri" su questo argomento scrivono stronzate!

Piuttosto, visto che in ambito economico sono sostanzialmente un profano autodidatta e che anche tu come hai scritto nel post al riguardo non hai le idee chiare al 100%, sarei curioso di capire con precisione il perchè della scellerata politica monetaria messa in atto dagli Usa...
Magari se Paxtibi o LibertyFirst passano di qua...:-)
GOHAN
utente anonimo

#5   17 Luglio 2008 - 21:43
 
"Speriamo serva a qualcuno!!"

Sicuramente è più utile il tuo post degli articoli che ultimamente pubblica "L'Occidentale" al riguardo...
GOHAN
utente anonimo

#6   17 Luglio 2008 - 23:09
 
"sarei curioso di capire con precisione il perchè della scellerata politica monetaria messa in atto dagli Usa... "

Ho letto da qualche parte, ma non essendone sicuro, non l'ho incluso nel post, che alla base ci sarebbe la volontà di ridurre lo stock di debiti contratti con le altre nazioni per mezzo svalutazione...
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#7   18 Luglio 2008 - 00:10
 
Ti leggo anch'io.
Quindi almeno hai due lettori, e già non è male considerando che Tocque-ville (tramite il quale ho trovato praticamente tutti i blog tipo il tuo) è chiuso. ;)

Domanda (non polemica, nè retorica, ma reale): la tua "visione" si basa quindi sul fatto che i paesi emergenti fanno incetta di petrolio come bene rifugio, se ho ben capito, per investire i dollari di cui sono sommersi (e su questo ci siamo).
Su cosa ti basi per giungere a tale conclusione? Ci sono dei dati, che indichino quanto ne comprino, quanto ne consumino, quanto vada in riserve, a quanto ammontino queste riserve, ecc.?
Ritengo il ragionamento sensato e verosimile, probabilmente condivisibile, ma vorrei capirne di più.

Una osservazione interessante ma estranea al tuo ragionamento, che ho letto altrove, è la seguente.
I paesi produttori, come ben sappiamo, hanno un bel cartello al fine di raggranellare più denaro possibile.
Finora, al fine di massimizzare gli incassi, hanno tirato sul prezzo in modo che noi occidentali non andassimo cmq in crisi. In altre parole: facevano un prezzo il più alto possibile ma non tale da far collassare le nostre economie, perchè a quel punto avrebbero visto i loro quasi-unici clienti in seria difficoltà nel continuare con gli acquisti.
Ora, che non siamo più gli unici acquirenti rilevanti, il discorso è diverso. Gli arabi possono alzare il prezzo molto di più, perchè anche se noi collassiamo (e la cosa, tutto sommato, non credo dispiaccia loro granchè, anzi) c'è l'Asia ad avere una domanda sempre in crescita. Diciamo che in Asia il livello del prezzo del petrolio che porta al collasso è più alto del nostro. Per cui, dal punto di vista arabo, tanto vale alzare il prezzo fino a questo nuovo livello (più alto di quello che mette nei casini l'occidente), con la certezza che il continuo aumento della domanda da parte asiatica sarà in ogni caso maggiore di un'eventuale diminuzione della domanda occidentale.

Davide
utente anonimo

#8   18 Luglio 2008 - 09:17
 
Non saprei ove trovare riscontri oggettivi della mia tesi. Il ragionamento è di tipo prasseologico, come direbbe Mises. Mi sembra che collimi in molti più punti delle strampalate teorie speculative che vanno per la maggiore, quindi lo ritengo più affidabile. Ma non ho prove certe.
Anzi, mi piacerebbe molto trovare dei riscontri oggettivi. Ma non ho idea di come fare ad ottenerli.

Riguardo alla tua osservazione. Sotto sotto significa semplicemente che adesso c'è maggiore domanda (le nostre economie + quelle asiatiche) e quindi a parità di offerta il prezzo sale. Il che però non risolve il dilemma. La domanda asiatica è veramente frutto integrale di un aumento di richiesta dei consumatori, oppure dei governi. Io credo che una corsa al rincaro tra noi e gli asiatici non sarebbe conveniente per gli asiatici più che per noi. Ovvero, non sono convinto che un cinese medio si possa permettere di pagare di più di un occidentale medio il petrolio. Ragion per cui quanto meno ci dovrebbe essere lo zampino dei vari governi che sussidiano l'acquisto di carburanti per usi interni.
Certo, noi dal nostro lato abbiamo le accise e l'IVA che ci rendono meno competitivi. Così, se in Cina il governo fa si che il prezzo del petrolio sia inferiore al prezzo di mercato esternalizzando la differenza su altre categorie produttive, noi abbiamo lungimiranti governi che fanno si che il prezzo del petrolio sia molto più alto del prezzo di mercato....
Se defiscalizzassimo la benzina, voglio vedere chi è in grado come economia di reggere ai maggiori aumenti...
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#9   18 Luglio 2008 - 10:24
 
Perchè la Federal Reserve ha di fatto messo in moto una gigantesca macchina per distruggere gli Stati Uniti?

Perchè la Germania guglielmina ha messo in moto una gigantesca macchina per autodistruggersi nella Prima Guerra Mondiale?

Fosse stato Bernanke la causa del problema, avrei detto che Bernanke è un idiota e avrei trovato una spiegazione plausibile in poco tempo.

Ma la causa diretta della situazione attuale è Greenspan: e quest'ultimo non era un idiota, sapeva quello che faceva.

Torniamo indietro a Volcker, il predecessore di Greenspan. Caso più unico che raro, ad inizio anni '80 Volcker riuscì a causare una recessione per risolvere i problemi strutturali dell'economia che si erano venuti a creare con l'uscita dalla gold window da parte di Nixon nel 1971. L'economia USA aveva bisogno di una recessione, e l'ebbe. La cosa è stata politicamente costosa, e questo la rende sia improbabile che encomiabile.

In quegli anni Reagan cominciava a fare alcune importanti riforme.

Gli USA si ritrovarono con un'economia più libera, con minori tasse, un mercato del lavoro più efficiente, e mercati dei capitali più svincolati da controlli e regolamentazioni.

Ma non fece nulla dal punto di vista della spesa, che anzi continuò a salire, e accumulò un deficit e un debito pubblico niente male.

Immagina quindi un'economia dove si vengono all'improvviso a liberare efficienze produttive prima tarpate da idiozie politiche, con un'inflazione bassa grazie a Volcker, e un'economia appena rimessa in carreggiata, mercati finanziari (estremamente sensibili alla politica monetaria per motivi strututrali) deregolamentati e resi più efficienti e competitivi. E un governo che, non avendo saputo mettere freno allo stato sociale, e avendo incremementato lo stato militare, aveva bisogno di deficit elevati per tenersi in piedi.

Tutto ciò congiurava per una politica monetaria lassista, che impedisce il crowding out degli investimenti dovuti al deficit pubblico, che non avrebbe causato inflazione perchè i mercati erano diventati più efficienti, e che sarebbe stata molto ma molto efficace grazie alle deregulation.

Si è arrivati a fine anni '80, e col crollo del muro di Berlino l'economia mondiale è cresciuta di molto. Anche questo garantiva ritorni di efficienza, e prezzi bassi.

Poi c'è stata la Cina, che ha avuto le stesse conseguenze, ma quantitativamente molto maggiori.

Si è continuato così a pompare. A creare bolle. A distorcere l'economia. Finchè non si è arrivati ad una situazione in cui chi si ferma è perduto, e chi va avanti è perduto uguale.

Ormai i costi di una politica di ritorno alla normalità sarebbero enormi, e nessuno è disposto a pagarli. Meglio chiudere gli occhi e posticipare il problema.

Non me la sento però di dare la colpa solo ai politici. Anche gli economisti hanno giocato la loro parte.

Nell'amministrazione Reagan c'erano molti supply-siders, per cui la manipolazione della politica monetaria, e i deficit fiscali, non ha nnoalcun effetto deleterio sull'economia, ma anzi stimola la crescita. Sono demagoghi senza speranza, ma sono stati, almeno in certi momenti, importanti politicamente.

Inoltre, il paradigma dominante di politica monetaria è attualmente l'inflation targeting, per cui se l'inflazione è costante, non ci sono problemi economici.

Questa idea è tanto idiota quanto quella secondo cui negli anni '20 non c'erano problemi perchè i prezzi erano costanti.

Shock produttivi positivi come la deregulation o l'avvento della Cina hanno tenuti bassi i prezzi, anche in presenza di distorsioni economiche su scala globale estremamente pericolose. Ma gli inflation targeters non si sono accorti di nulla.

Congratulazioni a tutti, quindi. :-)
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#10   18 Luglio 2008 - 11:08
 
Uao! Rapidissimo. E come al solito ben argomentante!
Grazie Lib.
PS. Mi sono perso il link a certe lezioni sulla scuola austriaca scritte da una certa persona. Sono fermo al capitolo 5. Che per caso me lo ricordi?
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#11   18 Luglio 2008 - 12:22
 
http://www.brunoleoni.it/nextpage.aspx?title=yes&codice=0000002055
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#12   18 Luglio 2008 - 12:44
 
Grazie!!
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#13   18 Luglio 2008 - 18:48
 
"Ovvero, non sono convinto che un cinese medio si possa permettere di pagare di più di un occidentale medio il petrolio. Ragion per cui quanto meno ci dovrebbe essere lo zampino dei vari governi che sussidiano l'acquisto di carburanti per usi interni."

Osservazione intelligente.
Alla fin fine penso che, data l'interferenza governativa in Asia che tu descrivi, i cinesi in media si possano permettere di pagare il petrolio più di noi. Meglio: non risentono se non in misura marginale dell'aumento del prezzo.
E nell'interferenza governativa rientra il tuo ragionamento inziale, quello dell'utilizzo della valanga di dollari che hanno da impiegare.

Riassumendo il tutto, potremmo forse affermare che gli arabi possono alzare il prezzo fino ad un livello per noi insostenibile perchè tanto i cinesi, per via dell'ingente quantità di dollari da impiegare, lo comprano lo stesso senza patire più di tanto.

No no, è più sensato, serio ed approfondito prendersela con i perfidi speculatori occidentali, che tramano nell'ombra. ;)
Praticamente dei cattivi di 007, che nel frattempo accarezzano il gatto.

Davide
utente anonimo

#14   19 Luglio 2008 - 20:21
 
A supporto della tua tesi:
L'Asia è piena di dollari. Ogni giorno ne riceve un miliardo e mezzo nuovo, che si aggiunge ai due trilioni e passa (escludendo il trilione giapponese) che ha già in cassa e che non sa bene come investire o spendere. Perché non spenderne una parte accumulando riserve strategiche di greggio e un'altra parte continuando a sussidiare i consumi interni di prodotti petroliferi? Si lamenta il fatto che in Europa la benzina costa 11 dollari al gallone mentre in America ne costa solo 4, ma si dimentica che in tutta l'Asia continentale si va dai 2 ai 3 e che gli aumenti di questi mesi sono stati irrisori, tanto che i consumi continuano a crescere indisturbati.

Pezzo di un articolo (Il Velocipede) di Fugnoli, strategist in una banca.
utente anonimo

#15   20 Luglio 2008 - 19:02
 
Appunto.
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#16   20 Luglio 2008 - 19:10
 
Bell'articolo. Lo trovo molto credibile.
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#17   21 Luglio 2008 - 12:08
 
OT:

Quando passi a Wordpress? Leggerti su splinder mi appare sempre più difficile.... E poi questa piattaforma va punita!

utente anonimo

#18   21 Luglio 2008 - 13:14
 
Beh. Sono un pò pigro... E tra l'altro non so se sia possibile trasferire integralmente il blog... Nè come. Non mi va di aprirne uno da zero e lasciare nel limbo tutti i miei post...
Qualche dritta?
PS perché questa piattaforma andrebbe punita?
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#19   23 Luglio 2008 - 11:39
 
"Il 2 giugno si sono tenute al Senato le udienze sull’impennata dei prezzi del petrolio e il prof. Michael Greenberg dell’Università del Maryland ha riferito agli esponenti della Commissione Commercio del Senato che il 35% dei future di Intermediate Crude del West Texas trattati negli USA sono finiti nel “mercato nero”, quello in cui non ci sono regole di sorta ma è completamente controllato dagli inglesi.

All’inizio della seduta la sen. Maria Cantwell ha detto: “L’America può rimanere sorpresa dall’apprendere che i nostri mercati dei future petroliferi sono stati sostanzialmente deregolamentati dalle decisioni prese a porte chiuse dalla U.S. Commodity Futures Trading Commission (CFTC). Questa ‘scappatoia di Londra’ insieme alla ‘scappatoia del Dubai’ tengono allo scuro importanti fette del mercato dell’energia. E senza una giusta luce, i manipolatori hanno troppo spazio di manovra”.

Riferendosi alla stessa agenzia di controllo governativa statunitense CFTC un altro testimone ha detto “si è inginocchiata di fronte agli inglesi” quando ha permesso che una grossa parte della speculazione sui future del mercato petrolifero USA sia “regolamentata” dalle autorità di Londra e del Dubai, invece che da quella Americane.

Il 25 maggio la sen. Maria Cantwell e 22 colleghi senatori hanno sottoscritto una lettera in cui si chiede al CTFC di chiudere “la scappatoia di Londra”. Il presidente Walter Lukken ha risposto il 29 maggio assicurando di prendere iniziative, in autunno! Ma questo scambio epistolare da solo è bastato a frenare la folle corsa al rialzo dei prezzi, ha spiegato Greenberger, che sono passati dai 135 ai 125 dollari. A conclusione della seduta la sen. Cantwell ha detto “adesso ci saranno tanti firmatari in più e sono convinta che il CFTC prenderà le misure richieste dall’economia e dalla moralità della popolazione americana”. In caso contrario ha detto che il senato interverrà per imporre con la legge al CFTC di agire.



“La scappatoia di Londra” dietro l’aumento del petrolio

Quando il petrolio raggiungerà i 200 dollari al barile non sarà colpa dei cinesi che vogliono avere l’automobile ma degli speculatori di Londra, hanno spiegato gli esperti alla Commissione Commercio del Senato USA il 2 giugno. Gli esperti hanno confermato che i prezzi petroliferi sono stati spinti in alto dagli speculatori del mercato off-shore delle materie prime che fa capo a Londra, sotto la supervisione delle autorità britanniche, evidentemente consenzienti. A questo fenomeno è stato dato il nome di “scappatoia di Londra”.

Gli esperti ascoltati hanno spiegato che il 35% dei future sul greggio chiamato “West Texas Intermediate” sono trattati sulla piazza di Atlanta, in Georgia, presso la Intercontinental Exchange (ICE) attraverso una sussidiaria di Londra, la International Petroleum Exchange. Quest’ultima fu fondata nel 1980 da un gruppo di speculatori del settore energetico e delle materie prime e fu poi fusa con la ICE nel 2001. Giuridicamente è un off-shore del mercato di Londra sotto la supervisione della British Financial Services Authority (FSA) ed è pertanto al di fuori della giurisdizione della Commodities Futures Trading Commission (CFTC)!

Il prof. Greenberger ha spiegato che nei mercati off-shore controllati dai britannici, un gruppo di banche e di hedge funds “stanno continuando e replicando il crac dei ‘subprime’, con tutti i loro derivati, sui mercati delle materie prime”. Secondo Greenberger circa il 70% dei future del petrolio trattati negli USA sono pura speculazione e il 30% sono fatti da Goldman Sachs, Morgan Stanley e JP Morgan Chase. Greenberger ha aggiunto molto ironicamente che si capisce come mai chi controlla il prezzo del petrolio “abbia previsto” che passerà dai 130 ai 200 dollari il barile.

Le stesse banche ed hedge funds acquistano inoltre grandi quantità di prodotti petroliferi e li tengono fuori dal mercato mentre spingono il dollaro al ribasso, in maniera da spingere al rialzo i prezzi petrolieri. Queste operazioni di incetta non sono solo speculazione, ma manipolazione dei mercati, un fenomeno che è negato dalla CFTC e dalla SEC. Ma “il maggior proprietario di gasolio da riscaldamento nel Nordest è la Morgan Stanley” ha riferito Greenberger.

La FSA britannica ha inoltre consentito a queste banche ed hedge funds di designarsi come traders “commerciali” piuttosto che “finanziari" — presentandosi cioè come se fossero compagnie aeree o distributori di carburanti che hanno bisogno di acquistare prodotti petroliferi a termine, cioè con futures. Di conseguenza non ci sono limiti alle posizioni speculative che essi finiscono per assumere."
utente anonimo

#20   23 Luglio 2008 - 12:50
 
Come si può notare, tutte manovre fatte da e con la complicità di agenzie governative con il permesso di inventare regolamentazioni e banche a riserva frazionaria con il permesso di inventare denaro. Cosa c'entra il "libero mercato" ?
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#21   23 Luglio 2008 - 17:49
 

Non sono d'accordo sul fatto che l'aumento del prezzo del petrolio dipenda soltanto dalla svaluazione del dollaro, poichè, se così fosse, tale prezzo sarebbe aumentato nella stessa misura della prima.
Questo perchè se aumenta la domanda reale di petrolio e diminuisce la domanda reale di dollari, gli effetti di tale azione collettiva dovrebbe riverberarsi solo sul prezzo in dollari dell'oro nero e non in euro.

L'euro è passato dalla parità del gennaio 2003 a circa 1,5 di oggi, quindi con un aumento del 50% circa. Nello stesso periodo il prezzo del greggio è passato dai 20 dollari circa del 2003 ai 120 circa di oggi, con un aumento di 6 volte.

Credo che piuttosto il problema sia reale, come segnalato dal commento di Davide.

Ad una recessione americana di solito seguiva una diminuzione dell'export verso gli Usa di Ue e Giappone, quindi un rallentamento della domanda mondiale che ne faceva cadere il prezzo. Oggi ciò non sembra esserci, ma non credo che tale aumento si possa spiegare soltanto con la crescita cinese.

Il punto è che la Cina esporta negli Usa e una domanda in frenata dovrebbe far diminuire anche le loro esportazioni quindi la loro domanda di petrolio per la produzione (non per fini speculativi, ma come ricordato quest'ultima influenza soltanto il prezzo in dollari e non in euro).

Quindi non ho ancora una risposta ben chiara dell'aumento del prezzo del petrolio.
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#22   23 Luglio 2008 - 18:59
 
No. A parità di domanda di petrolio, la crescita del prezzo dovrebbe essere la stessa della svalutazione del dollaro.
Ma se con il dollaro svalutato la Cina (e gli altri creditori) comprano petrolio come bene rifugio, allora il netto della domanda cresce, ed il prezzo del petrolio sale di più della svalutazione del dollaro.
Aggiungi che se invece di comprare petrolio attuano politiche fiscali di incentivi governativi all'acquisto di greggio, come in effetti fanno, l'effetto equivalente è quello di acquistare petrolio sussidiando i consumi.
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#23   23 Luglio 2008 - 19:01
 
In sostanza la svalutazione (il 50%) è dovuta alle politiche della FED. L'aumento del costo rispetto all'EURO è dovuto all'acquisto di petrolio fatto con i dollari svalutati allo scopo di non rimanere con carta straccia in mano.
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#24   23 Luglio 2008 - 19:27
 

Ma ogni acquisto di petrolio in cambio di dollari dovrebbe far scendere il dollaro ed aumentare di conseguenza il prezzo del petrolio.

Cioè se la Cina diminuisce le proprie riserve in dollari contro petrolio ciò dovrebbe aumentare in egual misura svalutazione e prezzo dell'oro nero.
Forse il prezzo del petrolio aumenta di più della svalutazione perchè forse qualcuno inizia a vendere anche riserve in euro contro petrolio, così che si svalutano entrambe le monete ed il dollaro relativamente al dollaro.

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#25   23 Luglio 2008 - 19:28
 

*ed il dollaro relativamente all'euro.
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#26   23 Luglio 2008 - 22:17
 
No. Perché i dollari rimangono sul mercato. Per svalutare ulteriormente il dollaro, questi dovrebbero essere stampati in maniera maggiore. Non sono una azione che svendi. Sarebbe come dire che comprando case in Euro si svaluta il prezzo dell'Euro. La moneta si svaluta a causa della nuova emissione. O perché, solitamente per gli stessi motivi, nessuno li accetta più.
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#27   24 Luglio 2008 - 00:21
 

Si rimangono sul mercato, ma con un potere d'acquisto minore, se diminuisce la loro domanda.

La svendita di riserve di dollari (che prima erano risparmiate) contro petrolio hanno lo stesso effetto di una nuova emissione, cioè ci sono più dollari in circolazione contro petrolio.
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#28   24 Luglio 2008 - 11:44
 
http://workingideas.wordpress.com/2008/07/15/a-weekend-in-london-for-the-premier-please/
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#29   24 Luglio 2008 - 11:45
 
http://workingideas.wordpress.com/2008/07/23/robin-hood-eccolo-qua/
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#30   24 Luglio 2008 - 14:48
 
Ninus83
Effettivamente hai ragione. Però questo secondo me dimostra soltanto che comprando petrolio e liberandosi delle riserve di dollari contribuiscono alla svalutazione dello stesso. Ma non implica che il petrolio debba aumentare solo proporzionalmente alla svalutazione del dollaro. Perché acquistandoci petrolio generano comunque un incremento della domanda. Quindi sale il "valore" della merce petrolio in tutte le monete. O sbaglio?
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#31   24 Luglio 2008 - 15:24
 
Quindi sale il "valore" della merce petrolio in tutte le monete. O sbaglio?

A condizione che anche le altre monete soffrano una situazione simile a quella del dollaro.
Infatti avevo abbozzato un'ipotesi che consiste nel fatto che la causa dell'aumento del prezzo del petrolio in misura maggiore rispetto alla svalutazione del dollaro in termini di euro sta nella vendita anche di riserve in euro contro materie prime.
In sostanza, siccome anche l'euro si svaluta (anche se in misura minore al dollaro, infatti negli Usa il tasso di aumento dei prezzi è del 5% annuo contro il 3,8% della media dell'area Euro, dal minimo 2,5% dei Paesi Bassi al massimo del 5,8% del Belgio), si vendono riserve di euro contro materie prime.

Insomma non è soltanto colpa della Fed, ma anche della Bce, della Boj e delle banche centrali di Cina ed India.


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#32   24 Luglio 2008 - 15:46
 
Che anche l'Euro svaluti, lo trovo purtroppo normale. Sono daccordo. Ma il fatto che il "valore" aumenti, è comunque svincolato da una eventuale svalutazione di altre monete. E' semplicemente in relazione al fatto che c'è un "nuovo acquirente" (lo Stato Cinese o Indiano) che compra Petrolio. Poi se lo fa in dollari, euro, oro, o diamanti, ciò che non cambia è che in ogni caso c'è più scarsità di offerta di petrolio ed il suo valore sale. In tutte le monete, a prescindere da quella con cui si effettua l'acquisto. Infatti il petrolio sale anche in relazione al prezzo delle uova, benché nessuno stia comprando petrolio con uova. E' solo che non c'è uno Stato che sta comprando uova come bene rifugio.
Poi la Cina lo fa, e lo fa coi dollari a causa della politica inflazionistica della FED.
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#33   24 Luglio 2008 - 16:21
 
Per valutare di quanto si svaluta il dollaro e l'euro non basta vedere l'inflazione che un dato troppo aggretato e troppo facilmente falsabile. (il tipo di media usata per calcolare l'inflazione USA è diversa di quella usata in UE, quindi anche a partià di valori i dati differiscono).

Bisogna considerare il valore dell'M3.
Utente: Contattami Guarda il mediablog (foto, audio e video) di questo utente. Blocca questo utente paoloprometeo

#34   24 Luglio 2008 - 16:25
 

Giusto.

Anche se quando la domanda statunitense diminuirà con la recessione anche la domanda della Cina dovrebbe crescere a tassi decrescenti rispetto ad ora (la domanda reale).

Speriamo bene.
Utente: Contattami Guarda il mediablog (foto, audio e video) di questo utente. Blocca questo utente Ninus83

#35   24 Luglio 2008 - 16:28
 

Si vero, gli Usa calcolano il tasso d'inflazione al netto di beni alimentari e materie prime.
Dice Bini Smaghi che nella zona Euro il tasso d'inflazione così calcolato sarebbe poco meno del 2%.

Quindi i differenziali sono ben più ampi.
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#36   24 Luglio 2008 - 16:37
 
Si e non solo... anche al netto delle tasse e usano la media geometrica anzichè algebrica... e mille altri trucchetti.

M3 è un dato cumulativo e non statistico desunto dal paniere.

la percentuale dei crescita dell'M3 è molto più vicina all'inflazione reale.

Anche perchè con la mera inflazione da paniere non vede "in tempo" la svalutazione sul mercato secondario. Oltre ad abbassare il tasso primario le BC immettono liquidità che si vede nell'inflazione dopo un certo lasso di tempo... quando il guaio è già fatto.

La money velocity in teoria è un dato istantaneo e ovviamente la FEDR, nè la BCE, la dichiarano.

Normalizzando il prezzo del greggio rispetto all'M3 dal 1971 ad oggi... il prezzo del greggio è calato del 25%!!
Utente: Contattami Guarda il mediablog (foto, audio e video) di questo utente. Blocca questo utente paoloprometeo

#37   26 Luglio 2008 - 10:48
 
Magari fosse un problema monetario, Alessandro.

Forse c'è anche una componente speculativa, ma il problema è reale.

La prima volta che sentii parlare del peak oil fu in una intervista resa da Franco Bernabè nel lontano 1998.
L'arab extra light ap 34° era scambiato a 12 usd/barrel, ed il nostro cianciava della fine del petrolio "will before 2010".

Cominciai ad interessarmi del problema. Spaventoso. C'è chi preconizza perfino la fine della civilta (la teoria Olduvai...).

I grandi giacimenti sono in depletion:
Ghawar in Arabia Saudita perde l'8% anno; Cantarell in Messico chiuderà entro nove anni; Burgan butta solo acqua sporca.

Tu ne fai un problema monetario. Bè, è anche, per un piccola frazione, un problema monetario o speculativo. Ma il problema vero è il peak oil.

Copio ed incollo dall'ultima ENI World Oil and Gas Review:

"Nel corso del 2007 la domanda petrolifera, sostenuta dall'area dei Paesi non OCSE, ha raggiunto circa 86 milioni di barili al giorno, con un incremento dell'1,4% rispetto all'anno precedente.
... (a fronte di ) ... una sostanziale stabilità della produzione di petrolio, dopo anni di crescita continua, con circa 83,1 milioni di barili al giorno.".

La Domanda e l'Offerta. Tutto qui. Tremilioni di barili domandati e non offerti.
utente anonimo

#38   27 Luglio 2008 - 17:14
 
Il problema è complesso ma comunque a mio avviso (ho sproloquiato molto sull'argomento) è presente una componente monetaria (vedi mio post)...una componente speculativa ed infine la crescita iimpetuosa di taluni Paesi (Cina in testa a tutti)...gli investimenti in capacità di raffinazione e conversione sono arrivati tardi e il risultato è che paghiamo una cifra l'energia!
utente anonimo

#39   27 Luglio 2008 - 17:17
 
Scusate l'indirizzo del post è:
http://go-willywonka.blogspot.com/2008/06/inflazione-us-fed-pericolo-depressione.html
utente anonimo

#40   10 Settembre 2008 - 11:23
 
COMPLIMENTI VIVISSIMI DA PARTE DEL SOTTOSCRITTO E DAL MIO CIRCOLO, UN POST brillantissimo stupendo e colorito con basi economiche ardue spiegate elegantemente e benissimo, ancora un complimenti
utente anonimo

#41   10 Settembre 2008 - 13:26
 
#40 Due domande. Non ho capito se il commento era ironico oppure sincero. Mi butto sulla sincerità e ti ringrazio dei complimenti. Seconda domanda: tu sottoscritto e il tuo circolo... Ma hai dimenticato di firmarti :)
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#42   11 Settembre 2008 - 15:24
 
"Seconda domanda: tu sottoscritto e il tuo circolo... Ma hai dimenticato di firmarti :)"

Si tratterà del solito fans di Tremonti...
Anzi, econdo me il suo circolo è dedicato proprio a lui...
utente anonimo

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